RispoSta all'articolo di Beppe Grillo "Adotta un pinguino"

Corradi Lorenzo, un affezzionato utente della comunità che ruota intorno a ZioBudda.net, ha scritto una lettera a Beppe Grillo, in risposta al suo articolo "Adotta un pinguino".

Caro Beppe Grillo,
ti scrivo in merito a quanto da te scritto sul Tuo Blog per quanto riguarda l’articolo “Adotta un pinguino”.

Sono già molte le amministrazioni pubbliche che hanno deciso di emigrare dal software proprietario al software libero, i motivi sono tanti, il vantaggio maggiore rimane però sicuramente la riduzione dei costi derivati dall'acquisto delle licenze ma anche necessari per il mantenimento operativo dei sistemi, dato dai costi di assistenza informatica, formazione del personale, rinnovo del software ecc. Questo costo è definito TCO (Total Cost of Ownership).

Non è quindi una novità che le pubbliche amministrazioni decidano di migrare ad un sistema libero come GNU/Linux; al momento si contano i Comuni di Firenze, Roma, Firenze, in Friuli Venezia Giulia è stato avviato un percorso partecipato e condiviso per la redazione di una Legge Regionale tesa a regolamentare per la Pubblica Amministrazione e a incentivare, per gli altri soggetti, l'uso di formati informatici aperti e di software libero.
Una volta chiarito che l’interesse da parte della pubblica amministrazione al software libero esiste, bisogna parlare di ciò che tende a rallentare la migrazione al software libero nell’amministrazione Italiana, e perché no, anche nelle case degli Italiani.

Bisogna senz’altro fare chiarezza sui seguenti termini: Software Libero, Freeware, Open Source; spesso le persone, per ignoranza o disinformazione, tendono a confonderne i significati o a renderli sinonimi.

Il Software Libero è un software rilasciato con licenza GPL e che permette a chiunque di utilizzarlo, studiarlo, modificarlo e ridistribuirlo; a differenza dal software proprietario che invece ha restrizioni sul suo utilizzo, sulla sua modifica, riproduzione o ridistribuzione.
Freeware (software gratuito) invece indica un software distribuito indifferentemente con o senza codice sorgente, quindi può essere libero o proprietario, a totale discrezione dell'autore e senza alcun obbligo al riguardo. È sottoposto esplicitamente ad una licenza che ne permette la ridistribuzione gratuita. Il software freeware viene concesso in uso senza alcun corrispettivo, ed è liberamente duplicabile e distribuibile, con pochissime eccezioni.

L’Open Source (sorgente aperto), nel campo informatico, indica un software rilasciato con un tipo di licenza per la quale il codice sorgente è lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori, in modo che con la collaborazione (in genere libera e spontanea) il prodotto finale possa raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di programmazione. L’Open Source è applicabile anche al di fuori dell’informatica, in quanto è una vera e propria filosofia di sviluppo, prodotti come OpenCola sono nati proprio grazie a questo tipo di mentalità.

E’ inoltre bene ricordare che Linux è solo uno dei sistemi operativi Open Source, il più conosciuto forse, ma non per questo unico, inoltre non tutte le distribuzioni di Sistemi Operativi Linux sono gratuite.

Se questi termini vengono forniti senza chiarezza, è facile non riuscire a comprendere appieno il costo del TCO della migrazione e ritenerla quindi non vantaggiosa.

Per terminare, quello che spaventa forse di più le persone a migrare a GNU/Linux è l’idea di dover tornare ad imparare ad utilizzare il PC, niente di più falso, provarci infondo non costa niente.

Potresti in futuro parlare delle differenze tra i vari copyright e la licenza GNU GPL e specificare le differenze tra Open Source, Freeware e Software Libero ?

Distinti Saluti,

Corradi Lorenzo.


Scritto da ziobudda, il 27-10-2006
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Una nota sui formati (Sab, 28/10/2006 - 00:06 — gpz500 )

Oltre ai sistemi operativi e agli applicativi, un'altra tematica alla quale dovrebbero prestare attenzione le pubbliche amministrazioni è quella del formato dei documenti, soprattutto ora che Open Document Format è diventato standard ISO.
L'uso di formati proprietari da parte delle pubbliche amministrazioni presenta almeno due grosse controindicazioni, una di carattere economico (per il cittadino che, dovendo interagire con gli uffici pubblici, è costretto ad acquistare software proprietari per centinaia di euro), l'altra per ragioni di opportunità e per l'imparzialità che dovrebbe contraddistinguere l'azione dello stato (le "chiavi" per accedere ai dati della cosa pubblica sono di proprietà di aziende private e sono legate, nel bene e nel male, ai destini di dette aziende).
Quindi, secondo me, ridurre la spesa pubblica è senz'altro una buona ragione per traghettare lo stato verso il software libero, ma non è affatto l'unica.

Ciao a tutti, Alessandro







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